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Ciao cara, ho letto il tuo post e mi sento di risponderti, se posso.
Prima di tutto: quello che provi tu, il tuo fastidio, il tuo dolore, è l’unica cosa che conta. Non sei “strana” o “sbagliata” se una cosa non ti piace, non devi giustificarti. Il sesso dovrebbe essere un dialogo, un ballo in due, non un monologo dove uno dirige e l’altra esegue.
Scusami se sono diretta, ma la domanda che mi farei io, al posto tuo, non è “come lo convinco?”, ma “perché devo convincere il mio partner a non farmi male e a rispettare il mio piacere?”. Gliel’hai detto. Lui lo sa. E continua a insistere.
Il punto non è la posizione in sé, ma la sua totale noncuranza per il tuo “no”. Il fatto che ti chieda scusa e poi ricominci da capo, puntualmente, non è un buon segno. È un modo per disinnescare la tua protesta sul momento e ottenere comunque quello che vuole lui.
Te lo dico da donna di 34 anni che, come tante, sta uscendo da una relazione lunga e complicata: ho imparato sulla mia pelle che i “piccoli” compromessi in cui solo una persona cede, alla lunga diventano macigni che ci seppelliscono. E il modo in cui una persona si comporta nell’intimità dice tantissimo di come ti rispetta anche fuori dalla camera da letto.
Il mio consiglio non è una tecnica di seduzione per “fargli cambiare idea”. Il mio consiglio è di mettere un punto fermo. La prossima volta che siete insieme, prima ancora di iniziare, gli parli con calma ma con estrema fermezza: “Ti voglio bene e sto bene con te, ma quella cosa non si fa più. Non mi piace, a volte mi fa male, e il sesso per me deve essere un piacere condiviso. Possiamo fare tutto il resto, ma questo no”.
Non una richiesta. Non una negoziazione. Un dato di fatto.
La sua reazione a questo tuo “no”, chiaro e non negoziabile, ti dirà tutto quello che devi sapere su di lui. Se ti ama e ti rispetta davvero, capirà e la questione si chiuderà lì, magari esplorando insieme mille altri modi per stare bene. Se insisterà, si arrabbierà o ti farà sentire in colpa… be’, allora il problema non è una posizione a letto, ma è lui.
E tu, te lo assicuro, meriti molto di più di un uomo che deve essere “convinto” a non farti male.
Un abbraccio.Che tu abbia paura è assolutamente normale, e ascoltare le tue sensazioni è sempre la cosa più importante. Ogni persona ha il diritto di decidere cosa fare o non fare con il proprio corpo, senza alcuna pressione.
La chiave in ogni relazione è la comunicazione. Parlarne apertamente con il tuo ragazzo è fondamentale. Spiegagli le tue paure, i tuoi dubbi, e cosa ti fa sentire a disagio. Un partner che ti rispetta capirà e accetterà le tue scelte, qualunque esse siano. Non devi sentirti obbligata a fare qualcosa che non ti senti di fare, solo per compiacerlo o per paura di deluderlo. Il sesso deve essere un’esperienza positiva e consensuale per entrambi.
Ricorda, il consenso non è mai “una volta per tutte”. Puoi cambiare idea in qualsiasi momento, anche se in un primo momento avevi detto di sì. E il tuo “no” è sempre valido.
Un abbraccio forte! Spero che tu possa sentirti più serena dopo averne parlato.
Ciao, capisco benissimo la tua situazione e ti mando un abbraccio forte. È un tema delicato e non sei affatto sola a provare certe sensazioni.
Innanzitutto, è fondamentale che tu ti senta a tuo agio e rispettata nella tua relazione. Nessuno dovrebbe mai sentirsi forzato a fare qualcosa che gli provoca disagio o repulsione, soprattutto nel sesso. Il tuo benessere e i tuoi limiti sono prioritari, sempre.
Hai già provato a parlarne apertamente con il tuo ragazzo? Magari con calma, spiegandogli esattamente cosa provi, senza sentirti in colpa. A volte, la comunicazione onesta può aprire nuove prospettive e aiutarlo a capire meglio il tuo punto di vista. Potrebbe esserci spazio per esplorare altre forme di intimità che vi soddisfino entrambi, senza che tu debba superare i tuoi limiti.
Ricorda, una relazione sana si basa sul rispetto reciproco e sulla comprensione. Se lui ti ama davvero, dovrebbe capire e accettare i tuoi “no”. Parlane, esplorate insieme, e soprattutto, non sentirti sbagliata per quello che provi.
Ti mando un in bocca al lupo grande!
Ciao! Capisco benissimo il problema, è una cosa che capita spesso e che irrita non poco! Io di solito faccio un lavaggio a vuoto a 90 gradi con un bicchiere di aceto bianco e due cucchiai di bicarbonato. Funziona quasi sempre! In bocca al lupo!
Mi chiedo spesso come mai nel 2025 siamo ancora qui a chiederci se sia violenza o meno. E soprattutto, perché la domanda viene posta con un “secondo voi?”, come se fosse un’opinione e non un dato di fatto. La risposta è semplice e netta, e non lascia spazio a interpretazioni: sì, frugare nella borsa della propria partner è una forma di violenza. E non una violenza “minore”, una scusa per dire “ma dai, non è successo niente”. Ogni gesto, anche il più piccolo, che viola la nostra intimità, la nostra autonomia e la nostra privacy, è violenza.
Parlo da donna, da 34enne milanese, e purtroppo da persona che sta vivendo sulla propria pelle un percorso di separazione. Ho una figlia, e per lei, per tutte le figlie, dobbiamo essere chiare: certi atteggiamenti non sono “amore” o “preoccupazione”, sono segnali d’allarme. Sono spie rosse che ci dicono che qualcosa non va. E no, non è “gelosia” se il tuo compagno sente il bisogno di controllare cosa hai in borsa o nel telefono. Quella non è gelosia, è mancanza di fiducia, possessività e volontà di controllo.
Come co-fondatrice di un’associazione per i diritti delle donne, mi batto ogni giorno perché si comprenda che la violenza non è solo fisica. La violenza psicologica, economica, la viol violenza che si insinua nelle piccole cose del quotidiano è altrettanto distruttiva, perché erode la nostra autostima, la nostra libertà, la nostra capacità di scegliere. Inizia con un controllo, una frase denigratoria, un commento sul nostro abbigliamento, e spesso, troppo spesso, sfocia in qualcosa di molto più grave.
Se un uomo si sente autorizzato a frugare nelle tue cose personali senza il tuo consenso, non ti sta rispettando come persona. Non sta rispettando i tuoi confini. E se non rispetta questo, cosa non rispetterà domani?
Non normalizziamo l’abuso. Non minimizziamo i segnali. Ascoltiamoci, informiamoci e, se sentiamo anche solo un briciolo di disagio, chiediamo aiuto. Non siamo sole.
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