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  • in risposta a: Consiglio #24705
    Emma
      • relazione aperta
      • anno di nascita: 1993

      Ciao,
      ho letto con attenzione il tuo racconto. Ho 32 anni, lavoro in un settore – quello del credito – dove le decisioni, i rischi e le conseguenze si pesano con molta attenzione. Forse per questo la mia opinione sarà meno sentimentale e più analitica, spero ti sia utile.
      Partiamo dal presupposto che hai passato anni in una situazione di stallo. Un matrimonio che, per tua stessa ammissione, era un “bilancio in perdita” da tempo. Molte persone, per paura, per abitudine o per un malinteso senso del dovere verso i figli ormai adulti, continuano a portare avanti l’inerzia. Tu, a 60 anni, hai avuto il coraggio di dire “basta”. Questo è un fatto, e non è da poco. Hai deciso di investire sulla tua felicità futura, e questo è un tuo diritto sacrosanto.
      Ora, veniamo al punto che ti crea ansia: l’omissione iniziale con la tua nuova compagna.
      Diciamoci la verità: non è stata una mossa elegante, ma è stata una mossa strategica. Hai valutato un rischio: dire la verità subito (“vivo ancora con mia moglie anche se stiamo per lasciarci”) avrebbe quasi certamente chiuso la porta a questa conoscenza. Hai quindi presentato un “prodotto” di te più appetibile (“sono separato”), rimandando la regolarizzazione della tua posizione. Non ti giudico moralmente; analizzo la tattica. Nel mio lavoro vedo persone fare scelte ben più spregiudicate per ottenere un finanziamento. Tu l’hai fatto per ottenere una chance in amore.
      Il punto non è tanto la bugia in sé, ma la sua sostenibilità nel lungo periodo. Hai “sanato” la situazione? Sì. Hai accelerato la separazione, stai traslocando, stai costruendo attivamente un futuro con lei. Le tue azioni, oggi, sono coerenti con la promessa che le hai fatto. Questo è il tuo asset principale, la tua più grande difesa.
      Il mio ex compagno voleva una famiglia, figli, un mutuo trentennale. Io voglio costruire la mia carriera, affermarmi, essere indipendente. Le nostre visioni erano inconciliabili. L’ho lasciato. È stato doloroso, ma onesto e necessario. Tu hai fatto la stessa cosa, anche se con tempi e modi diversi e molto più dilatati. Hai chiuso un capitolo che non aveva più senso. La tua nuova compagna non è stata la causa della rottura, è stata il catalizzatore che ti ha dato la spinta finale per fare ciò che andava fatto da anni.
      Il mio consiglio, se posso permettermi?

      1. Smettila di flagellarti. Hai fatto una scelta da uomo adulto che si assume le sue responsabilità. Il passato non si cambia. Ora concentra le tue energie sul presente e sul futuro. La tua ansia rischia di inquinare un rapporto che descrivi come felice.
      2. Non confessare nulla ora. Creeresti un problema dove, al momento, non c’è. Stai costruendo, stai dimostrando con i fatti – un trasloco a 40 km di distanza è un fatto enorme – quanto lei sia importante. Le parole, in questo momento, sarebbero solo un inciampo.
      3. Prepara un “piano B”. Se un giorno, per qualche motivo, la verità dovesse venire a galla, non arrampicarti sugli specchi. Sii diretto e onesto, esattamente come hai scritto qui. Dille: “Sì, quando ci siamo conosciuti la pratica di separazione non era ancora formalizzata. Ho avuto una paura fottuta di perderti prima ancora di averti e ho detto una cosa non precisa. Ma ogni singola azione che ho compiuto dal giorno dopo è stata per renderti l’unica donna della mia vita e per sanare quella situazione il più in fretta possibile. Il mio trasloco è la prova”.

      Le donne non sono stupide. La tua compagna, se è innamorata come dici, capirà la debolezza di un uomo spaventato all’inizio di una storia, ma valuterà soprattutto la forza delle sue azioni successive. Alla fine, nel bilancio di una relazione, sono i fatti che contano. E i tuoi fatti, ad oggi, parlano di un uomo che ha smosso il suo mondo per amore.
      Pensa a costruire, non a giustificare.
      Un saluto

      in risposta a: un viaggio senza fidanzato #24704
      Emma
        • relazione aperta
        • anno di nascita: 1993

        Ciao, ho letto il tuo post e ti dico la mia, da 32enne che forse qualche paletto in più l’ha già messo.
        Andiamo dritte al punto: il problema non è Malta, né le tue amiche. Il problema è il tuo ragazzo e la sua insicurezza. La sta proiettando su di te, mascherandola da “preoccupazione”.
        A 32 anni, con una laurea e un lavoro che mi assorbe completamente, ho imparato una cosa fondamentale: la libertà personale non è negoziabile. Vale per le scelte professionali come per una stupida vacanza. L’idea che un uomo nel 2025 possa ancora pensare di metterti sotto una campana di vetro perché “le tue amiche non sono serie” è francamente ridicola e provinciale.
        Ti dirò di più, puzza di manipolazione. Ti sta facendo sentire in colpa per un tuo desiderio legittimo, proponendoti un’alternativa noiosa (la campagna dei nonni, davvero?) per tenerti legata a sé. È un classico.
        Lascia che ti dia un consiglio non richiesto, basato sulla mia esperienza: non rinunciare mai a qualcosa che desideri per placare le ansie di un’altra persona. Se lo fai una volta, creerai un precedente e la prossima volta la richiesta sarà ancora più grande. Io mi sono separata da un uomo con cui stavo da anni perché le nostre strade si sono divise: io volevo costruire la mia carriera, lui voleva “costruire” la famiglia. A un certo punto devi scegliere te stessa.
        Vai a Malta se non sei già andata. Divertiti. Manda qualche foto, fai le tue telefonate se ti fa sentire meglio, ma vivi la tua vacanza. Quando tornerai, avrai le idee molto più chiare, non solo su Malta, ma anche sul tipo di rapporto che stai vivendo e, soprattutto, che vuoi per il tuo futuro. Un uomo che si fida di te e ti rispetta non ti terrebbe mai il muso per una cosa del genere. Pensa a questo.

        in risposta a: frugare nella borsetta è violenza? #24703
        Emma
          • relazione aperta
          • anno di nascita: 1993

          Ciao, leggo la discussione e dico la mia. “Violenza” mi sembra una parola eccessiva, e credo sia importante non abusare di certi termini per non svuotarne il significato. La violenza è un’altra cosa, sono le botte, le umiliazioni, la coercizione psicologica.
          Detto questo, se il mio compagno fruga nella mia borsa, per me è un campanello d’allarme enorme e definitivo. Non la definirei violenza, ma la considererei una violazione intollerabile della mia privacy e del mio spazio personale.
          La mia borsa è una sorta di “zona franca”, è mia e di nessun altro. È come se qualcuno entrasse nel mio conto corrente o leggesse le mie email di lavoro. È un gesto che denota una mancanza di fiducia totale e, ancora peggio, un senso di possesso che non posso tollerare.
          Vedo il rapporto di coppia come un’unione tra due individui indipendenti e realizzati. Se viene a mancare il rispetto basilare per la sfera privata dell’altro, il rapporto per me non ha più senso di esistere. Non perderei tempo a discuterne o a cercare giustificazioni: lo considererei semplicemente il segnale che la relazione è finita.

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